Riforma Costituzionale – Analisi

Com’è noto il prossimo quattro dicembre si voterà per confermare, o meno, la riforma costituzionale voluta dall’attuale Governo col sostegno di una parte del Parlamento.

Il Referendum Costituzionale popolare non necessiterà di un quorum e, quindi, vincerà semplicemente chi prenderà più voti, determinando il futuro della riforma costituzionale.

Cosa cambia con la Riforma Costituzionale

L’architettura costituzionale impostata dai nostri padri costituenti è stata pensata in un contesto storico-politico del tutto differente da quello attuale. Nel corso dei decenni tanti aspetti sono cambiati. Si pensi solo alle Regioni, costituite nel 1970, o all’Unione Europea, che all’epoca iniziava a muovere i primi passi, mentre oggi assume un ruolo primario anche per tutti gli aspetti politici di ogni singola nazione.

Per questo i costituenti stabilirono con l’art.138, che, tramite una complessa procedura di revisione, si potesse intervenire in modifica di alcune parti della Carta Costituzionale, fatte salve quelle inerenti ai principi fondamentali, ai diritti inviolabili e alla forma repubblicana.

In caso di vittoria del Si, la riforma costituzionale sarebbe approvata e verrebbero modificati 47 articoli della Costituzione. Tuttavia la riforma incide principalmente su alcuni punti centrali del nostro assetto costituzionale, ovvero: la composizione del Parlamento (attuale art.55), la forma del Senato (attuale art.57) che diverrà la camera di rappresentanza delle nostre istituzioni locali, il superamento delle Province (ad oggi previste dall’art. 94) e le competenze legislative a disposizione delle Regioni (art.117).

Ovviamente, cambiando l’assetto parlamentare, cambierà anche quello relativo alla funzione legislativa delle camere e della fiducia al Governo.
La riforma, però, tocca anche altri punti per nulla secondari. Tra questi vi sono una serie di interventi atti alla diminuzione dei costi della politica e delle tempistiche causate dalla burocrazia. Altre misure, invece, puntano a diminuire sensibilmente i tempi di approvazione delle leggi.

I contenuti della riforma costituzionale

Come detto, il cuore della riforma costituzionale è ovviamente la fine del bicameralismo paritario e la creazione di un Senato che rappresenti gli enti territoriali. La Camera sarà l’unico ramo che darà la fiducia al Governo e rimarrà invariata nella composizione (630 deputati, eletti a suffragio universale).
Il Senato, invece, sarà composta da cinque senatori nominati dal Capo dello Stato per sette anni e
95 senatori eletti all’interno dei consigli regionali con metodo proporzionale e “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge”, come prevede l’articolo 57  modificato con la riforma costituzionale.

I senatori saranno ripartiti in base al peso demografico delle varie Regioni.
Tra i 95 senatori eletti dai Consigli regionali, a Palazzo Madama saranno presenti anche ventuno sindaci, uno per Regione.

Le attività del nuovo Senato saranno molteplici ma esso avrà piena competenza legislativa unicamente su riforme e leggi di rango costituzionale. Il nuovo Senato avrà, quindi, meno poteri legislativi ma potrà comunque proporre modifiche alle leggi approvate dalla Camera dei Deputati.
Tuttavia, la richiesta di modifica del Senato di una legge che riguarda il rapporto tra Stato e Regioni, potrà essere comunque respinta dalla Camera con un voto a maggioranza assoluta.
Toccherà anche al Senato, inoltre, eleggere due giudici della Corte Costituzionale. Tre nomi, invece spetteranno alla Camera.

Tra gli aspetti meno enfatizzati, ma comunque rilevanti, contenuti all’interno della riforma costituzionale, vi è poi la presenza di norme che diano tempi certi per l’approvazione dei DDL governativi. Difatti il governo potrà chiedere la precedenza per approvare disegni di legge, con un vincolo di approvazione massimo di settanta giorni. Vengono, inoltre, introdotti dei limiti chiari al Governo rispetto ai contenuti dei decreti legge.
Come già accennato, è anche prevista la soppressione del CNEL, il consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e stabilite delle nuove norme sugli emolumenti dei consiglieri regionali, che saranno equiparati allo stipendio del sindaco del capoluogo della propria Regione di appartenenza.
Altro aspetto importante è, poi, la fine della garanzia costituzionale delle Province, che, dovesse passare la riforma, spariranno dal nostro assetto costituzionale.

Novità rilevanti riguarderanno poi alcune grandi materie fondamentali per lo sviluppo del paese. Materie che tornano in mano statale dopo essere state di competenza delle Regioni secondo quanto aveva stabilito la riforma del Titolo V del 2001.

Con la riforma costituzionale, invece, le competenze su sanità, energia, infrastrutture strategiche, protezione civile, lavoro, ma anche ambiente e tutela della concorrenza saranno di competenza statale. Nell’analisi della riforma costituzionale, si devono sottolineare anche le misure riguardanti l’istituto del Referendum Costituzionale. Verrà, infatti, previsto un quorum inferiore se raccolte 800.000 firme invece che 500.000. Viene introdotto anche il referendum propositivo e, per quanto riguarda i DDL di iniziativa popolare, se da una parte è previsto l’aumento delle firme necessarie per la presentazione (da 50.000 a 150.000), vi sarà l’obbligo per la Camera di discutere le proposte. Un passaggio fondamentale se consideriamo che, ad oggi, oltre la metà dei progetti di iniziativa popolare non sono nemmeno stati esaminati dal Parlamento e che solo l’1% di quelli analizzati dalle Camere è diventato legge.

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