Referendum Costituzionale: Sì o No? Le ragioni di entrambe le parti

In vista del referendum costituzionale, nel periodo successivo all’approvazione definitiva della riforma costituzionale del 4 Dicembre, si sono delineati due blocchi politici trasversali: uno per il Sì, composto principalmente dalle forze politiche che compongono la maggioranza di governo, quindi Partito Democratico, Nuovo Centro Destra e altri, l’altro per il No, in cui salvo eccezioni individuali sono confluite tutte le forze di opposizione, quindi Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Forza Italia, Sinistra Italiana e altri.
Schierati su entrambi i fronti anche giuristi, giornalisti e personalità della società civile.

Le opinioni e i pareri sul referendum costituzionale

Sulla riforma costituzionale, e quindi sull’opportunità di votare sì o no al referendum, sono stati espressi numerosi pareri, talvolta discordanti, non solo dalle forze politiche e dai comitati che sono nati in sostegno delle due posizioni, ma anche da diversi esperti di diritto costituzionale come il Prof. Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale, il Prof. Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, e i Prof. Stefano Ceccanti e Francesco Clementi, docenti di diritto costituzionale rispettivamente all’Università di Perugia e LUISS, e alla Sapienza – Università di Roma. Il Prof. Zagrebelsky, che presiede uno dei principali comitati per il No al referendum, sostiene che si tratti di ‘riforme conservative che servono a blindare un sistema oligarchico sempre più di tipo governativo e meno parlamentare’ e che combinate con l’Italicum, il nuovo sistema elettorale, la riforma raggiunge ‘un risultato di premierato assoluto, più forte del presidenzialismo’. D’altro canto invece, il Prof. Sabino Cassese sostiene che ‘la circostanza che il governo avrà la fiducia della sola Camera dei Deputati non modifica il sistema parlamentare, evita soltanto la stanca e inutile ripetizione della procedura di votazione della investitura parlamentare al governo in due assemblee con analoghe maggioranze (o la paralisi del sistema quando le maggioranze divergono)’.

I pro e i contro del referendum costituzionale in breve

Perché votare sì al referendum costituzionale – Votando Sì al referendum, l’Italia non sarà più l’unico Paese d’Europa con un sistema parlamentare bicamerale paritario.
Alla Camera dei Deputati resterebbe la rappresentanza politica e la facoltà di votare o meno la fiducia all’esecutivo. Il Senato, invece, cambierebbe la sua ragion d’essere diventando la camera di rappresentanza delle autonomie territoriali, Regioni e Comuni.
Questo renderebbe più veloce ed efficiente il processo di approvazione delle leggi, per la maggioranza delle quali non sarà più richiesta la doppia approvazione.

La riforma oggetto del referendum inoltre, propone la modifica del Titolo V della II parte della Costituzione, quello che riguarda la ripartizione delle competenze fra Stato centrale e Regioni, nell’ottica di semplificare il rapporto fra i diversi livelli istituzionali chiarendo le diverse aree di competenza.
Questo per ridurre in modo significativo il conflitto fra Stato e Regioni per l’attribuzione delle competenze, rimuovendo così un importante elemento di freno allo sviluppo e una fonte di costo. La natura del nuovo Senato, composto da rappresentanti degli enti territoriali senza indennità aggiuntive, la riforma del Titolo V insieme alla soppressione del CNEL, genererebbero infatti un significativo risparmio sui costi della politica.

Infine, la riforma introduce nuovi strumenti per favorire la partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica del Paese, come i referendum propositivi e d’indirizzo, l’obbligo per il Parlamento di discutere disegni di legge proposti da almeno 150 mila elettori e l’abbassamento del quorum per i referendum abrogativi.

I motivi e le ragioni del No – I sostenitori del No al referendum, d’altro canto, ritengono che il superamento del bicameralismo paritario definito nella riforma costituzionale non si tradurrà in una semplificazione del processo legislativo e che la diversificazione delle competenze non è chiara e produrrebbe un livello di confusione e conflitto maggiore di quello attuale.
Ritengono inoltre che l’elezione di secondo grado e la nuova funzione del Senato, insieme al nuovo sistema elettorale per l’elezione della Camera, produrrebbe un’eccessiva compressione della rappresentanza e un accentramento del potere nelle mani dell’esecutivo e della maggioranza, che fra le altre cose, sostengono, potrebbe eleggere in autonomia gli organi di garanzia come la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale.
Inoltre dal fronte del No viene la critica sul contesto in cui è nata la riforma, proposta a loro dire dal governo e approvata da un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Consulta.

Una Risposta alle Motivazioni dei Sostenitori del No

Non si può nascondere che, al fianco delle motivazioni più strettamente relative al contenuto della referendum, il fronte del No abbia aggregato prevalentemente posizioni di protesta contro il Governo: tutti i sondaggi sono concordi nel rilevare che la parte più consistente di chi si oppone al referendum non è contraria al contenuto della riforma di per sé, ma coglie l’occasione per dimostrare il proprio dissenso.

Molte delle obiezioni più comuni, come per esempio la presunta confusione nell’iter legislativo, sono fin troppo generiche.

Mentre altre, come la paventata deriva autoritaria, sono facilmente confutabili: la riforma, infatti, rafforza il ruolo del Parlamento, limitando la decretazione d’urgenza e istituendo lo statuto delle opposizioni.

Fondamentali anche i nuovi strumenti di partecipazione, come i referendum consultivi, e l’introduzione dell’obbligo per il Parlamento di discutere le proposte di legge di iniziativa popolare.